Aperitivo in Cantina Marco Carpineti: la recensione dell’evento

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Aperitivo in Cantina Marco Carpineti: la recensione dell’evento.

Sabato 27 ottobre è stata una giornata importante per noi di Passionita: con la collaborazione di Cabril Viaggi, abbiamo organizzato il nostro primo evento in Tour: “Aperitivo in Cantina”.
Ad ospitarci è stata l’Azienda Agricola Biologica Marco Carpineti, a Cori. Eccellenza del nostro territorio, oltre a realizzare alcuni dei più pregevoli vini del Lazio, Carpineti è anche produttore del premiato olio “Mò Mò”, eletto tra i 500 migliori prodotti al mondo!
L’impresa appartenente alla Famiglia Carpineti da generazioni e dal 1994 ha scelto la strada dell’agricoltura biologica, la quale rifiuta l’utilizzo di diserbanti, concimi chimici e/o prodotti di sintesi.
Un altro assunto che guida l’azienda è quello dell’agricoltura biodinamica, la quale basa sull’idea che il tutto deve essere in sintonia con la natura, con la terra e con gli uomini. Per ottenere un terreno fertile e vitale, vengono utilizzati metodi naturali come il cornoletame e il cornosilicio.
Si cerca di limitare al massimo anche mezzi di trasporto come i trattori, poiché potrebbero contaminare le uve e modificare la geofisica del terreno, tant’è vero che alcuni lavori e coltivazioni vengono eseguiti tramite l’utilizzo di cavalli, così come i nostri avi erano soliti effettuare.
Inoltre Carpineti punta su vitigni pressoché sconosciuti, che solo il territorio lepino riesce a produrre.


LA VISITA.
Poco dopo le 16:00 ha avuto inizio il nostro Tour nella “sala ospitalità” con vista panoramica sulla Pianura Pontina. La responsabile relazioni esterne ed eventi, Roberta Primerano, con passione e chiarezza ci ha addentrato nella storia non solo dell’azienda ma anche dell’antichissima città di Cori, la cui fondazione è addirittura precedente a di quella di Roma. Nel VI sec. a.C. infatti, la piccolà città lepina provò addirittura a lottare contro Roma stessa per mantenere la propria libertà. Nonostante la conseguente sconfitta della Lega Latina, di cui Cori faceva parte, mantenne una certa autonomia poiché fu nominata città confederata . Nel I sec a.C. ottenne addirittura la cittadinanza romana ed il fregio dell’acronimo SPQC, simbolo dell’alleanza con Roma ma anche della sua grande autonomia. In questo periodo, la cittadina ebbe un grande sviluppo monumentale e culturale. Dopo questa introduzione storica, ci sono state fornite delle informazioni a livello geografico e geologico. Cori si trova a circa 400 metri s.l.m. ed è sovrastata dai Monti Lepini. Il terreno, di origine vulcanica, è particolarmente vocato alla coltivazione della vite e degli ulivi ed è ricco di scheletro, in particolare tufo.
La spiegazione sembra aver suscitato l’interesse degli ospiti, colpiti anche dalla visuale incantevole del panorama collinare sottostante la “sala ospitalità”, nonostante le condizioni climatiche non siano state particolarmente favorevoli.
Dopo tale prefazione, siamo scesi nell’area dove ci sono le botti in acciaio in cui viene depositato il vino e fatto riposare ad una temperatura costante. Ci viene spiegato l’utilizzo di tali botti ed il processo di imbottigliatura.
Ultimo passo prima della degustazione è stato entrare nella parte buia della cantina. Qui sono posizionate le botti in rovere francese e quelle in terracotta. In questo momento ci viene spiegato come si produce il vino: il processo di fermentazione, quello della lavorazione e conservazione.
Particolarmente interessante l’approfondimento sulla produzione dello spumante; esistono due distinzioni metodologiche: il metodo Charmat, tipico della produzione del Prosecco che si basa sulla rifermentazione del vino su una base di lieviti e zuccheri all’interno di autoclavi pressurizzate per un periodo relativamente breve (15-20 giorni) ed il metodo Classico, tipico dello Champagne, molto più lento poiché la seconda fermentazione, e quindi la spumantizzazione, avviene direttamente in bottiglia con l’aggiunta di una selezione di zuccheri e lieviti. La bottiglia viene fatta riposare in posizione orizzontale per una durata media di 24/36 mesi. Dopo questa fase avvieni il cosiddetto remuage: ogni bottiglia viene ruotata e leggermente inclinata con il tappo verso il basso per far depositare nel collo i residui della fermentazione. Quando quest’ultima raggiuge una posizione verticale, il collo viene congelato con appositi macchinari. Si procede così con la sboccatura: la bottiglia viene stappata ed i residui ghiacciati vengono espulsi. Dopo l’aggiunta di una miscela di zuccheri e vino per ripristinare la parte di vino espulsa, avviene l’imbottigliatura definitiva.


LA DEGUSTAZIONE.
Terminato il tour in cantina, siamo ritornati al piano superiore. Un minuto di sosta per ammirare nuovamente il paesaggio sottostante e poi tutti dentro alla “sala cerimonie” per la tanto attesa degustazione finale.
In una sala stile medievale, con tavola di legno ben apparecchiata per 45 persone ed un grande camino in fondo alla parete, abbiamo iniziamo ad assaporare la bollicina di punta, il Kius Brut, accompagnato dal pane di Cori con il pregevole olio Evo di produzione propria Mò Mò. Prodotto con il metodo classico, il Kius è composto da uve interamente di Bellone. Molto fresco e piacevole al palato con un lieve profumo fruttato.
La seconda degustazione è stata basata su un vino bianco, il Capolemole, affiancato da un formaggio di pecora a Km 0. Affinato in acciaio, il Capolemole Bianco ha un colore giallo chiaro vivo, profumo fruttato e floreale.
La terza degustazione è stata un vino rosso, il Tufaliccio, abbinato al prosciutto di Bassiano. Proveniente da uve Montepulciano e Cesanese, questo prodotto porta il nome della zona di origine delle uve, caratterizzata da un terreno vulcanico ricco di scheletro, in particolare tufo. Al palato il sapore è morbido, fresco e rotondo ma allo stesso tempo consistente.
Infine, abbiamo assaporato dell’ottimo Capolemole rosso, offerto da noi organizzatori (Passionita e Cabril Viaggi) per ringraziare gli ospiti che hanno partecipato al nostro primo evento. Un mix di Montepulciano, l’originalità del Nero Buono di Cori e in piccola percentuale Cesanese, il Capolemole Rosso ha un profumo intenso, asciutto con sentori di frutti di bosco e confettura.
L’evento, candito da un’atmosfera festosa, si è protratto fino alle 19:00.
Ringraziamo ancora tutti i partecipanti, nella speranza di aver fatto trascorrere un pomeriggio allegro ed interessante.
Vi aspettiamo al prossimo evento!


Per ulteriori informazioni sulla città di Cori, vi rimandiamo al nostro articolo “CORI, UN LUOGO RICCO DI STORIA”.


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