ARPINO – L’arpa del Dio Saturno

Arpino

ARPINO,  L’ARPA DEL DIO SATURNO

Adagiato sul versante sinistro della media valle del fiume Liri, su un insieme di colline ad un’altitudine che va da un minimo di 192m ad un massimo di 837m dal livello del mare, si trova un comune di 7200 abitanti. Arpino è uno dei centri più importanti della Ciociaria in cui arte, storia ed enogastronomia si incontrano.
Il territorio, per lo più votato all’agricoltura (numerosi gli oliveti secolari) e tuttora scarsamente urbanizzato, è ricco di boschi, occupa una superfice di 56km² e confina con i comuni di Sora, Isola del Liri, Monte San Giovanni Campano, Santopadre e Broccostella.
Il nome Arpino (ovvero Arpinum nei tempi classici) si pensa derivi dal fatto che il paese visto dall’alto presenta una forma che ricorderebbe quella di un’arpa. 

STORIA DI ARPINO
La legenda vuole che Arpino sia stato fondato dal Dio Saturno, in epoca remota e storicamente imprecisata, infatti analogamente alle altre città del Lazio meridionale, dette citta saturnie, è cinta da possenti mura megalitiche.
Fu sicuramente insediamento volsco, come testimoniano i ritrovamenti archeologici nel territorio. Fonti letterarie dell’età classica ricordano, con quella dei Volsci, anche la presenza dei Sanniti.
Arpino fu dunque teatro di scontri tra Romani e Sanniti, fino ad essere conquistata dai primi nel 305 a.C. Due anni dopo ottenne la cittadinanza romana sine suffragio, e divenne prefettura. Nel 188 a.C. ottenne definitivamente la piena cittadinanza romana. Durante il suo consolato Caio Mario donò ad Arpino territori della Gallia Cisalpina da lui conquistati con le battaglie di Vercelli.
Con l’età imperiale la città di Arpino conobbe un periodo di forte declino.
L’avvocato, politico e filosofo romano Marco Tullio Cicerone nacque ad Arpino nel 106 a.C.; egli è una vera gloria di Arpino, e la sua città fu spesso citata nelle sue opere con orgoglio e anche con nostalgia.
In epoca medievale, nonostante il Lazio fosse esposto alle invasioni Barbariche, Arpino, grazie alle sue mura, riacquistò importanza come luogo di rifugio e difesa.  In questo periodo la citta ciociara fu più volte contesa tra il Ducato romano, il Ducato di Benevento, l’invasione dei Franchi (860), le scorrerie dei Saraceni. Divenne dunque territorio di conquista da parte dei Normanni dopo l’anno 1000.Nel 1229 fu devastata da Federico II e nel 1252 distrutta di nuovo per opera di Corrado IV.
Salito sul trono di Napoli Carlo I d’Angiò, la città fu data in feudo prima prima ai conti d’Aquino e poi a vari signori francesi. Nel 1583 Arpino fu conquistata dal Duca Boncompagni che la tenne fino al 1789, anno in cui tornò a far parte del Regno di Napoli. Raggiunse il periodo di massima espansione economica e demografica nei secoli XVII e XVIII e mantenne le sue floride condizioni fino alla metà del XIX sec. Successivamente, con l’unità d’Italia, Risentì degli iniziali problemi legati all’unificazione economica. Entrò a far parte della Provincia di Terra di Lavoro, in Campania, fino al 1927, dopodiché, con l’istituzione della Provincia di Frosinone, divenne parte della nuova provincia ciociara.
Arpino ha dato i natali a personaggi illusti della storia, tra i quali Caio Mario, Marco Tullio Cicerone, Marco Vipsanio Agrippa Postumo, Giuseppe Cesari, detto il Cavalier D’Arpino, San Francesco Saverio Maria Bianchi, detto l’Apostolo di Napoli.

 

COSA VEDERE AD ARPINO

L’ ACROPOLI DI CIVITAVECCHIA
Civitas Vetus è un piccolo centro di umanità secolare, posto nel comune di Arpino e racchiuso da una cinta di mura megalitiche. L’Acropoli di Civitavecchia fu, probabilmente, il nucleo originario del primitivo insediamento volsco (popolo del VII-VI sec. a.C.), fondato per necessità di difesa su un luogo alto che affaccia su di un dirupo.
Le mura, che circondano il piccolo borgo, sono innalzate in opera poligonale, tramite la posa di grandi massi lavorati fino ad ottenere forme poligonali appunto, per essere giustapposte a incastro, senza ausilio di calce, con cunei che riempiono i rari spazi vuoti. Queste le ritroviamo in numerosi paesi di origine volsca (Atina, Aquinum, Sora, Signia, Arcis) e degli Ernici (Aletrium). Sono dette anche mura ciclopiche o pelasgiche in quanto secondo Euripide, Strabone e Pausania sarebbero state costruite dai ciclopi o erano state attribuite al mitico popolo preellenico dei pelasgi, che avrebbero costruito le mura simili delle città micenee di Tirinto, Micene e Argo.
Costeggiando le mura, si entra in contatto con l’arco a sesto acuto, porta arcaica d’ingresso all’Acropoli. Un prodigioso monumento alto 4,20 metri, formato da blocchi sovrapposti che si restringono verso la cima, tagliati obliquamente sul lato interno. In epoca medievale fu chiuso in un bastione semicircolare, ora per metà demolito. Attraversando l’arco, ci troviamo di fronte alla maestosa torre di cicerone, riaperta per restauro dopo 25 anni.
La Torre ha una pianta quadrangolare che misura circa 16 metri per lato, rafforzata sul lato esposto sud-orientale da un muro a scarpa e arricchita da un ballatoio esterno che conduce all’ingresso sul piano mediano. Sul profilo esterno dei lati si aprono finestre a feritoia, nella parte inferiore, e aperture più larghe quadrangolari nei piani superiori.
Ampiamente risarcita nel tempo da rifacimenti e interventi conservativi presenta all’interno due piani. L’ingresso dal ballatoio esterno conduce al piano mediano sulla cui sinistra è conservato un ampio elemento architettonico che potrebbe configurarsi come l’architrave di un camino angolare posto sulla parete di sinistra. Nel piano superiore sopravvive ancora l’attacco angolare della volta.
L’analisi della muratura originaria, la tipologia dei pochi resti dei sistemi di copertura sopravvissuti consente di stabilire l’origine medievale della Torre; la collocazione in prossimità della porta urbica e nell’angolo nord-ovest della cinta muraria di Civitavecchia ne identifica il ruolo centrale nel sistema difensivo.
A pochi passi dalla torre, a fianco dell’arco a sesto acuto, incontriamo un gioiello settecentesco: la chiesa della SS. Trinità o del Simulacro del Crocifisso. Ancora oggi di proprietà della famiglia Pesce, costruita nel 1720 su incarico del Cardinale Giuseppe Pesce, maestro e rettore della Cappella Pontificia. Lo stile è romanico con pianta a croce greca. La cupola è sollevata su quattro pilastri centrali. Il paliotto dell’altare, dipinto con i fiori, fa da sfondo alla piccola chiesa. A fianco, due grandi affreschi: a destra L’Immacolata, a sinistra S. Giuseppe.
Proseguendo per la stradina che taglia in due il borgo, si arriva infine alla chiesa di S.Vito del XVI secolo, a tre navate. Sull’altare maggiore si possono ammirare una tela del Cavalier d’Arpino raffigurante S. Vito, S.Crescenza e S. Modesto e la statua di S.Vito dello Stolz.

PIAZZA DEL MUNICIPIO
Piazza del Municipio è il cuore della città di Arpino. Ampia ed elegante piazza rettangolare, oggi fa parte del Cammino di San Benedetto, qui si possono ammirare alcuni edifici e monumenti di pregio. La sistemazione attuale risale al periodo del dominio francese.
La Piazza sorge sul sito dell’antico foro romano, infatti al centro è osservabile un tratto del basolato romano tornato alla luce durante i lavori di ristrutturazione avvenuti nel 2006. Tra i maggiori edifici che si affacciano sull’area troviamo la Collegiata di San Michele Arcangelo, con alcuni elementi barocchi; la sede del Liceo Ginnasio Tulliano, erede del Collegio dei Santi Carlo e Filippo, la cui tradizione è ancora molto sentita e autorevole come si può vedere ogni anno nei giorni del Certamen Ciceronianum Arpinas, evento che porta nella città liceali di tutto il mondo che si confrontano sulle opere di Cicerone. Di notevole interesse è anche Palazzo Boncompagni, edificio caratterizzato dallo stemma di Arpino, da un’iscrizione dedicata a Carlo III di Borbone e dai busti di Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi. Il palazzo, vecchia sede municipale, oggi è sede della Fondazione Umberto Mastroianni, all’interno si può osservare il monumento funerario romano della famiglia dei Fufidi, contemporanei di Cicerone. Sulla Piazza, infine, sono collocate anche le statue in bronzo di Caio Mario e Cicerone.

 

 

COSA MANGIARE AD ARPINO: PIATTI E PIETANZE TIPICHE
Sicuramente il piatto tipico di Arpino sono le SAGNE E FAGIOLI con i ruschi (asparagi selvatici), piatto preferito da Marcello Mastroianni. Le sagne sono pasta fresca lavorata solo con acqua, farina e sale, tirata in modo abbastanza consistente e tagliata in maniera grossolana in forma di foglia di olivo. Le Sagne vengono preparate con condimento di salsa a base di fagioli cannellini, pomodoro e cotenna o anche senza pomodoro e con aggiunta di asparagi selvatici. Un tempo pietanza povera, oggi diventa spesso alimento ricercato. Se ben eseguito è un piatto indimenticabile!
Il PANE DI ARPINO figura tra i migliori dell’intera nazione, lavorato ancora come un tempo, con una lievitazione naturale e cotto nel forno a legna. La deliziosa pagnotta risulta ottima accompagnata da salumi locali preparati in modo artigianale.
Degno di nota vi è anche l’ottimo OLIO extravergine di Arpino, ottenuto dalla spremitura dell’oliva Moraiola, unita a quella del Leccino e Frantoio. L’olio di Arpino è stato premiato nella categoria fruttato-medio al concorso nazionale dei migliori extra-vergine del Lazio Ercole Olivario nell’ aprile del 2000.
Le ciammaruche (lumache al sugo); i piccioni ripieni al forno; i pellastre (polli) arricchiscono la tavola dell’arpinate.
Inoltre ad Arpino ogni festa ha il suo dolce: cecamarini, crustole, loffe di lupo (per il Carnevale), zeppole (per San Giuseppe), pigna (per la Pasqua), ciambelline al vino, torroncini di pasta reale e mostaccioli (per Natale).

 

SAGRE ED EVENTI AD ARPINO
Il GONFALONE DI ARPINO è una manifestazione folkloristica tra i Quartieri e le Contrade della città di Arpino a tutela e valorizzazione delle tradizioni, che affondano le radici negli usi e costumi dei nostri antenati e della terra ciociara. Il palio della “terra di Cicerone” rappresenta per la città di Arpino un mezzo di promozione turistica notevole, per far conoscere il grande patrimonio di storia, arte, tipicità e tradizioni.
La manifestazione si svolge in tre momenti principali. Inizia con la presentazione del Gonfalone, che si svolge sempre l’ultimo sabato di luglio.  Essa consiste nella presentazione e benedizione del Drappo, realizzato da un artista di fama internazionale, e nella sfilata dei costumi ciociari dei Quartieri e delle Contrade.
Il CERTAMEN CICERONIANUM ARPINAS, organizzato dal Centro Studi Umanistici “Marco Tullio Cicerone”di Arpino, è una gara di traduzione e commento dal latino di un brano di Marco Tullio Cicerone. Aperto agli studenti iscritti all’ultimo anno di liceo classico di tutto il mondo, il Certamen Ciceronianum Arpinas si svolge ogni anno in Italia ad Arpino (in provincia di Frosinone) nel mese di maggio.
Il 10 dicembre si festeggia la FESTA PATRONALE DELL MADONNA DI LORETO, una consolidata tradizione, che affonda le sue radici nel XVII secolo, ha proclamato la Madonna di Loreto protettrice della città di Arpino. La sua intercessione avrebbe infatti risparmiato la città e i suoi abitanti da carestie, epidemie, terremoti e guerre.

Fonti:
Sito del Comune
Sito Wikipedia
www.arpinoturismo.it

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