Casale del Giglio Cantine aperte 2017. La Recensione.

casale del giglio, cantine aperte 2017
casale del giglio, cantine aperte 2017
casale del giglio, cantine aperte 2017

Casale del Giglio Cantine aperte 2017. Un pomeriggio all’insegna della storia, della cultura enologica, delle degustazioni di qualità. Tutto questo è stato Cantine Aperte 2017 che come ogni anno a Maggio, apre le porte delle aziende produttrici a tutti gli italiani e non. Noi di PASSIONITA siamo andati a visitare una delle cantine più importanti nonché più sviluppate del territorio pontino e forse anche laziale… Casale del Giglio. Si trova in località Le Ferriere, Comune di Aprilia, in provincia di Latina a circa 50 km a sud di Roma.

http://www.casaledelgiglio.it/

http://www.movimentoturismovino.it/it/eventi/2/cantine-aperte/

 LA STORIA

  1. Emidio, Isidoro e Antonio Santarelli di Amatrice fondano la “Ditta Bernardino Santarelli & Figli” dal nome del loro padre, mercante di vino. I tre ragazzi si trasferiscono a Roma e aprono “Vini & Olii” a Piazza Capranica, zona Pantheon, nel cuore della città eterna. Gli affari vanno bene e negli anni si aprono altri punti vendita arrivando a superare i dieci e il figlio di uno di loro, Dino, nel 1955 si dedica interamente all’imbottigliamento dei Vini tipici del Lazio con la società “Santarelli S.p.A.” , esportandoli anche all’estero, in Canada.

Dino è solito visitare l’Agro Pontino e ne rimane ogni volta così affascinato che verso la fine degli anni ‘60, ’67 in particolare, decide che deve nascere lì la sua personale cantina vinicola, così crea Casale del Giglio. Come si può descrivere l’Agro Pontino di quel periodo: una zona inesplorata, piccoli conglomerati urbani, di nuova costruzione (tutti più o meno nell’epoca fascista), una centrale nucleare che da energia a gran parte dell’Italia e vasti anzi vastissimi terreni agricoli dove il suolo tipicamente argilloso della pianura si univa alla parte vulcanica dei Castelli Romani e alla parte sabbiosa della costa tirrenica. Dal punto di vista viti-vinicolo un territorio tutto da esplorare.

Arriviamo così negli anno ’80 e Antonio, figlio di Dino, ormai venticinquenne, entra nell’azienda di famiglia e, forse perché giovane, forse perché neofita del settore, avverte come quei terreni bonificati siano un’area vergine su cui poter tentare tutto il Nuovo possibile. Chiama ampelografi e ricercatori universitari e nel 1985 da vita a un progetto su un ettaro di terreno di piantare circa 60 diversi vitigni sperimentali”, questa operazione non era mai stata tentata prima con questa scientificità, perché complessa e rischiosa, ma grazie all’enologo Paolo Tiefenthaler, che diventerà un punto di riferimento per l’azienda da li in poi, daranno vita al successo che ha portato Casale del Giglio a vincere tra i più importanti riconoscimenti a livello nazionale.

 

casale del giglio, cantine aperte 2017
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 IL PERCORSO

Il tour è iniziato dalla parte fondamentale per un azienda vinicola.. La Vigna!!

Ci è stato spiegato come è stato possibile far nascere tutto ciò (la sperimentazione di Antonio Santarelli e Paolo Tiefenthaler di cui sopra), il cambio da vite a tendone a vite a filaro, più pratica e soprattutto ideale per una raccolta più veloce, l’utilizzo dei macchinari da non vedere come un processo tipico industriale, ma nella velocizzazione e subito nel trasporto nella parte della spremitura, visto che i filari arrivano fino a 1 Km di lunghezza!!

Casale del Giglio occupa circa 180 ettari di vigneto dislocati anche nelle zone di Velletri (Castelli Romani) e Anzio (litorale romano) e si stanno provvedendo a introdurre nuove varietà caratterizzate dall’alto grado di interazione con il territorio. I modelli di coltivazione ai quali si sono ispirate le ricerche sono quelli praticati a Bordeux, in Australia e California, territori esposti come l’Agro all’influenza della costa.

Passando davanti al vecchio casale, peccato sia chiuso e non aperto al pubblico dove con una piccola messa a punto si potrebbe far nascere un museo dell’azienda e dell’arte vinicola in generale, andiamo a visitare la parte della spremitura e del primo mosto e iniziare a seguire l’intero percorso che porterà alla formazione del vino. Una breve sosta sul terrazzo dell’edificio nuovo per ammirare la vastità delle vigne e lo splendido panorama  che va dai Monti Lepini che si intersecano con i Castelli Romani fino, dalla parte opposta, il promontorio del Monte Circeo e tutto il litorale con l’orizzonte che si perde nel mare.

Secondo Casale del Giglio, lo sviluppo futuro della viticultura italiana non risiede solamente nel consolidamento dell’immagine di zone dalla grande tradizione, ma anche nel raggiungimento, attraverso opportune scelte viticole ed enologiche, di produzioni di alto livello, caratterizzate dal giusto rapporto qualità-prezzo, in territori ancora poco conosciuti dal punto di vista del loro potenziale qualitativo viticolo ed enologico.

Come in una tappa del Giro d’Italia tra salite e discese, scendiamo nelle cantine dove sono custoditi i tesori di Casale del Giglio nelle botti di pregio che vengono cambiate a seconda del consumo e del deterioramento negli anni. Anche qui la particolarità sta nel mostrare tramite due botti a vista, il processo di maturazione del vino e sedimentazione.

Nel corridoio che conduce alla cantina si possono ammirare le varie sperimentazioni fatte negli anni custodite in bottiglie a vista L’attuale produzione offre una gamma di 21 prodotti (bianchi, rosati e rossi,,una vendemmia Tardiva, tre grappe e un olio extra vergine).

Il tour prosegue uscendo dalle cantine e ci dirigiamo verso un area nascosta al pubblico ma di un fascino e di una bellezza impagabile… i giardini di Casale del Giglio con il laghetto al centro… una sorpresa a detta della nostra guida, una bella sorpresa a nostro parere.

Le ricerche effettuate sono state convalidate dalla Comunità Europea con l’autorizzazione alla coltivazione alla provincia di Latina di nuovi vitigni come lo Chardonnay, Sauvignon, Syrah, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon e altri.

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CONCLUSIONE LA DEGUSTAZIONE

La parte finale è interamente dedicata alla degustazione.

Quelle ricerche portano subito importanti risultati, dando vita a diverse etichette da monovitigno oppure da assemblaggio, con il rapporto qualità-prezzo da sempre tra i migliori.

Aver assaggiato il Mater Matuta (Syrah più pennellata di Petit Verdot), con quel suo profumo carnoso e austero, forse il prodotto di punta della cantina, mette a dura prova i successivi degusti degli altri rossi; è un vino di razza che non teme assolutamente la comparazione con i suoi concorrenti del sud Italia e della Toscana.

Ma oltre al Mater, anche le altre etichette sono di assoluto pregio, le ho assaggiate per voi e vi lascio con le descrizioni di quelle che mi sono piaciute di più:

Cabernet Sauvignon

Abbinabile con formaggi in particolare pecorino romano, color rubino intenso, con profumo di frutti di bosco, in bocca morbido e ricco.

Albiola

Abbinabile con frutti di mare e affettati misti, rosato con sfumature di viola, consistenza al palato con finale lungo e fruttato.

Satrico

Colui che insieme al Mater mi ha affascinato di più, abbinabile con antipasti e piatti di pesce, color giallo paglierino, aromatico, gusto secco elegante, buona mineralità

Sauvignon

Abbinabile con un risotto ai frutti di mare, colore giallo paglierino, profumo intenso e fragrante, gusto fresco

Antinoo

Abbinabile con la pasta alla Gricia (per chi non di Roma è una Amatriciana in bianco), color giallo con riflessi dorati, elegante e complesso, in bocca traccia salina ma si addolcisce nel finale.

Le recensioni dei vini cit. Paolo Tiefenthaler.

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