CESANESE DEL PIGLIO. LA VALLE DEL VINO DI ROMA.

cesanese del Piglio

Cesanese del Piglio. Credo che in Italia  non ci sia Regione, Comune o Paese che non si possa associare a qualche prodotto gastronomico o vinicolo. Quindi c’è da stupirsi se solo da pochi anni la valle del Cesanese è diventata conosciuta a livello  nazionale e non solo. Immaginatevi nel bel mezzo di questa valle straordinaria, circondata da meravigliose montagne, dove le  tradizioni e la cultura si tramanda da generazioni…scopriamo insieme un prodotto eccezionale…buona lettura!

STORIA

Nel Secondo dopo-guerra, nella zona di Piglio, vi era una contrapposizione in materia di lavoro: da una parte  i coloni detti “Cioce”, dall’altra i proprietari terrieri detti “Scarpa”. Quest’ultimi percepivano il terzo o quarto raccolto come imposta derivante dalla loro proprietà. I coloni, per questo motivo, cercavano di tenere per sé il meglio della raccolta (come l’uva migliore e più abbondante) e lasciare gli scarti ai loro padroni. D’altro canto, gli Scarpa, a differenza dei contadini, avevano la capacità di vinificare e vendere il prodotto a livello locale.

Verso la fine degli anni ’50, un possidente iniziò a  piantare oliveti e vigneti per oltre otto ettari, un’importante appezzamento considerando le campagne del Piglio a quei tempi.
Per non farsi trovare impreparati, i suoi concorrenti cominciarono anche loro ad espandere le proprie coltivazioni. La Coldiretti,  maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, lanciò diversi appelli alla cooperazione, essendo questa una parola all’epoca sconosciuta ai paesani, il cui motto preferito era  “meglio la cenere di casa mia”. In passato, alcune personaggi lungimiranti avevano provato a creare “un cantinone”, ovvero un consorzio agrario, senza riscuotere successo. Anzi, le casse vennero prosciugate da alcuni soci poco onesti.

Dall’inizio degli anni ’60 qualcosa cambiò: grazie all’iniziativa di due professionisti molto conosciuti in zona, si arriva alla formazione del futuro consorzio del Cesanese e con l’aiuto Dott. Tomassoli, imprenditore pesarese, fu comprato un ampio latifondo e redatto il progetto: quest’ultimo che aveva capito che, dalla terra di Romagna, era possibile esportare il concetto di Cantina Sociale specialmente al sud e al centro, dove operava la Cassa del Mezzogiorno.

I primi anni non furono memorabili con problemi di varia natura, che andavano dai macchinari non consoni alla raccolta, alla produzione problematica incapace di supportare tutto il volume di lavoro. Poi ci si mise anche la legge che trasformava le colonie perpetue in enfiteusi, con la conseguente istituzione di un canone annuo in denaro da versare ai possidenti invece del consueto pagamento tramite i prodotti derivanti dalla terra.

La prima grande crisi economica del paese fece ritardare l’erogazione dei finanziamenti e ridusse gli interventi di completamento e revisione da parte della Cassa del Mezzogiorno.

Verso la fine del decennio, la svolta: l’annata del ’68 fu eccezionale; furono vendute 100.000 bottiglie in tutta Italia. Grazie a questo successo, si iniziarono a sviluppare dei piani commerciali. Si realizzò una sistemazione delle linee di vinificazione ed un magazzino per l’imbottigliamento. Ad ogni socio fu dato un libretto di deposito presso la Cantina , in cui venivano riportati tutti i movimenti dei propri conferimenti. Venne poi reso possibile comprare i prodotti necessari alla coltivazione, con addebito sul libretto e trattenuta dei relativi importi alla liquidazione dell’uve. Venne presa in affitto la Cantina Sociale di Anagni, preludio alla successiva incorporazione nella Cantina Sociale del Piglio e realizzata una Cantina di rappresentanza e di invecchiamento nel Castello dei D’ Antiochia, dato in uso dal Dottor Salvatori. Il primo piano di sviluppo comportò nuovi vigneti per circa 200 ettari , utilizzando i fondi del F.E.O.G.A..

Il Cesanese del Piglio non era più una piccola realtà locale, ma incominciava ad essere conosciuto anche al di là della Valle del Sacco e dei Monti Ernici. Infatti, si svilupparono rapporti intensi con l’Ente di Maremma.

Nel 1973 il Cesanese del Piglio ottenne il prestigioso riconoscimento del marchio DOC e da Agosto 2008 anche quello DOCG.

strada del cesanese del piglio
strada del cesanese del piglio

 

CARATTERISTICHE E METODO DI PRODUZIONE

Il vino Cesanese del Piglio Docg viene prodotto fondamentalmente con due vitigni autoctoni laziali: il Cesanese di Affile e il Cesanese comune, presenti da sempre nelle campagne di Frosinone. Sono varietà dalle origini sconosciute, ma il nome pare derivi da Cesano, una località nei pressi di Roma. Il cesanese di Affile è più pregiato perché fornisce vini di maggior struttura, complessità aromatica e longevità. Il cesanese comune, invece, per avendo caratteristiche simili, è un clone meno nobile e produce uve che donano vini meno concentrati, più semplici e destinati a un consumo più immediato. E’ un vino rosso rubino prodotto nelle tipologie secco, asciutto, amabile e dolce, caratterizzate da diverso contenuto in zuccheri residui (dall’ 1% al 3,5%). I vitigni utilizzati sono Cesanese di Affile e/o Cesanese comune, con l’eventuale concorso, per non oltre il 10% dei vitigni Sangiovese, Montepulciano, Barbera, Trebbiano toscano (Passerana), Bombino bianco (Ottenese ) da soli o insieme.

Il Cesanese del Piglio deriva quindi quasi completamente dall’uva Cesanese di Affile, una varietà locale del Cesanese comune ammesso nella composizione dell’uvaggio e l’impiego di una piccola percentuale di vitigni a frutto bianco ( consentito dal disciplinare di produzione ) che ha la funzione principale di innalzare il tenore di acidità e dare maggior profumo al prodotto. Se viene prodotto con una percentuale alta di cesanese di Affile, ha una buona propensione all’invecchiamento, con interessanti evoluzioni verso raffinati sentori terziati. La denominazione “Cesanese del Piglio”, unica della regione Lazio, è riservata al vino rosso ottenuto dalle uve di Cesanese di Affile. Presenta colore rosso rubino con riflessi violacei, profumo ampio e intenso, sentori di frutta rossa, nette sensazioni speziate e di frutti di bosco, valorizzate dall’affinamento in legno e dalla intrinseca freschezza. Sapore morbido, leggermente amarognolo, secco. Gradazione minima: 12,00°.

Il Cesanese del Piglio “Superiore” ha colore rosso rubino, tendente al granato con l’invecchiamento, odore intenso, ampio, con note floreali e fruttate, sapore secco, armonico, di buona struttura, con retrogusto gradevolmente amarognolo. Gradazione minima: 13,00°.
Quest’ultimo, sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a 20 mesi, di cui 6 di affinamento in bottiglia e con una gradazione minima di 14,00°, può fregiarsi della menzione aggiuntiva «Riserva».
La produzione di ogni vendemmia è limitata in modo da ottenere un vino di alta qualità.

Consilium Cesanese di Olevano Romano DOC 2011

Cesanese al 100 %, la produzione è di 6.000 bottiglie con tenore alcolico del 14,5 %. La vendemmia è al culmine della maturazione: Lorenzo mi spiega che il vinacciolo deve essere marrone e, masticato, deve essere insapore. Quello è il momento di vendemmiare: solitamente siamo a fine ottobre. La vinificazione è in acciaio, cosi come l’affinamento, che dura 24 mesi, a cui seguono 12 mesi in bottiglia.

Nel bicchiere è di colore granato, dagli intensi sentori di rosa e frutta rossa, subito seguito da note speziate, pepe, tabacco e tamarindo soprattutto. In bocca è morbido, equilibrato nei tannini, con una nota appena aspra che gli dà nerbo e vivacità. Buona la persistenza.

Romanico Cesanese del Piglio Superiore DOCG 2008

E’ ottenuto da uve Cesanese di Affile in purezza.

La produzione è di 5.000 bottiglie, con un tenore alcolico del 15,5 %

Vendemmia manuale al raggiungimento della maturità fenolica, in cui è massima la concentrazione zuccherina, tanto che nessuna annata scende sotto il 15 % di gradazione. La vinificazione in acciaio utilizza lieviti selezionati. Affinamento per 15/18 mesi in barrique nuove, a cui seguono pochi mesi in bottiglia prima della messa in commercio.

Nonostante abbia ormai 8 anni, il colore non è ancora completamente granato, ma ha ancora tonalità rubino. Profumi di grande intensità, di confettura di frutta scura, ma anche note floreali, forse di viola, per non parlare della liquirizia e del tabacco dolce. Piace la striatura balsamica.

Cesanese di Piglio. Cesanese di affile
Cesanese di Piglio. Cesanese di affile
cesanese del piglio
cesanese del piglio

 

CONSORZIO E DENOMINAZIONE

Già DOC nel 1973, il Cesanese del Piglio, o semplicemente Piglio, è diventato nell’agosto 2008 il primo vino DOCG del Lazio. La denominazione di origine controllata e garantita «Cesanese del Piglio» o «Piglio» è riservata ai vini rossi che rispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti dal disciplinare di produzione per le tipologie:

«Cesanese del Piglio» o «Piglio»;

«Cesanese del Piglio» o «Piglio “Superiore”».

cesanese del piglio. marchio docg
cesanese del piglio. marchio docg

 

ABBINAMENTO E TEMPERATURA DI SERVIZIO

Il Cesanese del Piglio viene associato a salumi stagionati, bucatini all’amatricana, primi piatti con sughi di carne, agnelli alla cacciatora, pajata, fegatelli di maiale alla griglia, trippe in umido, pollame e coniglio arrosto e va servito a 16 – 18 % in calici ballon, entro  3 – 5 anni dalla vendemmia. Le tipologie più o meno dolci e lo spumante vanno serviti rispettivamente in coppe larghe o flute a 6 – 8 °C e si accompagnano bene a dolci secchi, ciambelle e crostate di frutta. Le condizioni ambientale e di coltura sono quelle tradizionali, idonee a conferire  alle uve le caratteristiche specifiche.

http://www.passionita.com/piglio-la-culla-del-cesanese/

http://www.cesanesedelpiglio.it/la-storia/

http://www.comune.piglio.fr.it/

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