CORI

A 26 km da Latina e 56 da Roma, sorge una piccola cittadina di 11 mila abitanti circa, ricca di storia e cultura, Cori. Il comune sorge su di una collina a 384 metri al di sopra del mare e fa parte del suo territorio anche il Monte Lupone, appartenente alla catena dei Monti Lepini.

Cori, a causa della forte urbanizzazione del secondo dopoguerra, è concettualmente divisa in due zone:

Cori Monte (o Cori Monte), posta alla sommità del colle e Cori Valle (o Cori Basso), posto alla fine della collina.

LA STORIA

Cori affonda le sue radici nell’antichità e nella leggenda. La letteratura indica come fondatori le figure di Dardano, Enea e Corace. Verosimilmente, il comune trova le sue origini in età pre-romana. Cora, così nominata in passato, è uno degli insediamenti più antichi delle popolazioni dei Prisci Latini, federazione di  stati sovrani stanziati nella regione Latium.

Già a partire dal VI a.C. si trovano segni di una struttura urbanistica e monumentale. Prese parte alla Lega Latina nella guerra contro Roma dopo che, nel 642 a.C. il Re Tullio Ostilio distrusse Alba Longa e chiese la sottomissione delle città latine. Nonostante la conseguente sconfitta della Lega Latina, Cora mantenne una certa autonomia poiché fu nominata città confederata .                             Di lì in poi, l’alleanza con Roma divenne sempre più forte, tant’è vero che combatterono insieme in diverse famose battaglie, tra cui le guerre puniche.

Nel I sec a.C. ottenne la cittadinanza romana ed il fregio dell’acronimo SPQC, simbolo dell’alleanza con Roma ma anche della sua grande autonomia. In questo periodo, la cittadina ebbe un grande sviluppo monumentale e culturale.

Poche sono, invece, le informazioni di Cori durante il periodo Medioevale. Probabilmente, nel 1167 venne invasa dalle truppe di Federico Barbarossa per poi essere successivamente annessa alla sovranità pontificia. Nel 1410, Cori entrò definitivamente nei territori della Chiesa, acquisendo lo status di feudo del senato romano. E’ proprio in questo periodo che il paese donò a Roma una Statua della Minerva del I sec. a.C. Roma, dal canto suo, contraccambiò regalando a Cori i colori giallo e rosso ed appunto l’acronimo S.P.Q.R., che impediva alla cittadina di diventare feudo di qualche nobile dell’epoca.

Tale situazione rimase immutata fino all’unità d’Italia, quando venne annessa nel 1870 nella provincia di Roma e nel 1934 a quella di Latina.

COSA VEDERE A CORI

Cori è una piccola cittadina ricca di monumenti e chiese che sono traccia della sua lunga storia.                                                                              A seguire una piccola lista dei luoghi più interessanti da vedere:

  • SANTUARIO DELLA MADONNA DEL SOCCORSO

Alle pendici del Monte Ginestra, sorge il santuario della Madonna del Soccorso. Il culto nasce nel 1521 quando una bambine di nome Olivia si perse nelle montagna, sorpresa da una tempesta. Quando la disperazione più totale l’avvolge, in quel momento le appare la Madre Celeste che si prese cura di lei per 7 giorni e 7 notti. Nel 1537 era stata già edificata una prima chiesa in onore della Madonna, ma solo nel 1639, il santuario prende la forma attuale.

  • ORATORIO DELLA SS. ANNUNZIATA

Fondato nel XIV sec. a.C., sulla principale via di accesso a Cori, che collegava la città alla via Appia e a Roma, sorge un piccolo oratorio, l’oratorio della SS. Annunziata. Struttura molto sobria all’esterno, presenta invece all’interno moltissimi affreschi risalenti al XV secolo. I magistrati provenienti dalla capitale si fermavano qui per giurare di rispettare i gli statuti coresi prima dell’ingresso al paese. Non a caso, l’oratorio a San Silvestro, protettore dei cittadini.

  • SANTA OLIVA

La chiesa di Santa Oliva fu edificata nel XII secolo d.C. ma ha un’origine ben più antica. Prima di quella data, infatti, sorgeva un tempio romano dedicato a Giano, risalente al III-I sec. a.C. Questa struttura è il simbolo dell’antica storia di cui la città di Cori.

La chiesa in passato svolgeva un’importante funzione: è qui che i magistrati giuravano fedeltà allo statuto comunale  e sempre qui avvenivano le riunioni periodiche del Parlamento, composto dai capifamiglia di tutte le famiglie coresi. La chiesa è in stile romanico ed ha all’interno un bellissimo ciclo pittorico affrescante la volta che narra storie del Antico e Nuovo Testamento (1533).

  • CINTA MURARIA

Lunga circa 2 km ed ancora ben conservata, la cinta muraria della città è avvolta nella leggenda. Secondo una leggenda medievale, infatti, quelle pareti di massi enormi non potevano essere opera dell’uomo. Per questo le chiamavano mura Ciclopiche, poiché dovevano essere stati i Ciclopi ad averle costruite. Le mura comprendono una cinta esterna, per la difesa e terrazzamenti interni, necessari per costruire sul terreno scosceso della collina. Furono edificate in diversi archi temporali ed iniziarono ad essere costruite nel lontano VI sec. a.C. Oltre alle mura, sono presenti anche 4 torri difensive: tre sono a Cori Monte ed una si trova nel fosso di Piazza della Croce a Cori Valle.

  • PONTE DELLA CATENA

Il ponte risale all’epoca romana (IV-I sec. a.C.) e consentiva di attraversare il fosso della Catena nei pressi di porta Ninfina. L’arco a tutto sesto, in tufo, poggia su basi in calcare posate direttamente sulla roccia.

  • IL TEMPIO D’ERCOLE

Esempio di stile dorico reinterpretato in chiave italica, il tempio di Ercole è stato edificato nel 89-80 a.C. In passato doveva essere stato un edificio spettacolare, ricoperto di stucchi colorati e rivestito di lastre di calcare. Le colonne, alte 7 m, reggono un architrave che alterna triglifi (scanalati) e metope (lisce) in origine decorate con stucchi policromi. Sull’architrave della porta, un’iscrizione riporta i nomi dei due magistrati che curarono la costruzione dell’edificio, Marco Maglio e Lucio Turpilio.

Il tempio non è ancora di chiara attribuzione, anche se i coresi, dal XVI secolo, lo hanno sempre chiamato tempio d’Ercole.

  • IL TEMPIO DEI DIOSCURI (O DI CASTORE E POLLUCE)

Questo tempio sorge al centro dell’antico foro. Qui si può fare un salto nel passato e capire quanto antica sia la città di Cori: i resti del tempio, gli edifici pubblici che sorgevano in piazza Montagna e piazza Pozzo Dorico ci proiettano indietro di 2000 anni. I resti della facciata del tempio risalgono agli inizi del I sec a.C.: due delle sei colonne originarie sono in stile corinzio, mentre sull’architrave è presente un’iscrizione in cui si dedica il monumento ai due eroici gemelli Castore e Polluce.                                                Da qui si ha anche una meravigliosa vista di piazza Pozzo Dorico. Ancora visibile è anche una cella che probabilmente deriva da un tempio ancora più antico (VI sec. a.C). Ancora si posso vedere frammenti del pavimento, a mosaico bianco e nero e dell’intonaco dipinto a finto marmo che decorava le pareti.Imponenti, inoltre, dovevano essere stare le statue in marmo di Castore e Polluce (i Dioscuri appunto). Purtroppo ci sono pervenuti solamente alcuni resti.

  • PIAZZA POZZO DORICO

Un tempo questa piazza era uno spazio pubblico dove molte persone si incontravano per diversi motivi. Oggi, invece, è un luogo riparato ideale per far giocare i bambini senza preoccupazioni. A Cori questa piazza è conosciuta come Pizzitónico. La piazza poggia su un terrazzamento realizzato tra il II e il I sec. a.C. proprio sotto il tempio dei Dioscuri e la successiva chiesa del SS. Salvatore (XIII sec. d.C.).  Pozzo Dorico era uno spazio che aveva diverse funzioni: cisterna per la raccolta dell’acqua, mercato coperto, luogo di lavorazione delle materie prime ed anche magazzino.

  • PORTA NINFA E VIA DEL PORTICATO

Porta Ninfa era uno dei tre accessi alla città ed è l’unica porta a conservare resti dell’aspetto originario. Sorge sull’antica via che portava a Ninfa.  Le basi su cui poggia fanno parte della cinta difensiva originale ma la sua posizione, che lascia le mura sulla sinistra, suggerisce invece una duttilità offensiva: i nemici venivano attaccati sul fianco destro, dove non avevano lo scudo.

La via del Porticato (oggi chiamata dai coresi “le Sippòrtica”) era una via coperta che ripercorreva un tratto della cinta muraria. Ospitava botteghe, locande, taverne, merci ed i viaggiatori che arrivavano a Cori. Qui, nel XVII sec., sorse anche il palazzo signorile soprastante, palazzo Chiari.

  • MUSEO DELLA CITTA’ E DEL TERRITORIO

Inaugurato nel 2000, il museo si trova all’interno del convento degli agostiniani in cui si può ammirare un magnifico chiostro, ma non solo. All’interno, infatti, si possono trovare delle ricostruzioni dei templi d’Ercole e dei Dioscuri, frammenti delle statue di Castore e Polluce, una riproduzione della statua di Minerva donata a Roma, resti del tempio arcaico di Caprifico (Cisterna di Latina) e molto altri reperti che servono a descrivere il territorio e la storia di Cori.

COSA MANGIARE A CORI: PIATTI E PRODOTTI TIPICI

Cori vanta di avere moltissimi prodotti e piatti tipici.

Pregiatissimo è l’olio di Cori. Fin dai tempi degli antichi romani, queste colline hanno ospitato gli ulivi importati dalla Magna Grecia e qui vi trovarono un territorio favorevole per la loro sopravvivenza.

L’olio extravergine era considerato una bontà degna di papi e principi. Oggi si ottiene dell’olio biologico premuto a freddo, conservandone tutte le proprietà nutritive.

Ma l’ulivo regala anche un’altra bontà: l’oliva da mensa del tipo Gaeta, conservata al naturale in salamoia, molto  ricercata come oliva da tavola e da cucina.

Il vino di Cori non è da meno. Il clima e la collina favoriscono la nascita di un prodotto di altissima qualità e la possibilità di implementare diverse qualità di vitigni: Nero Buono, Cesanese, Bellone, Greco, Trebbiano Giallo, a cui si aggiungono Montepulciano, Trebbiano Toscano e Malvasia. Moltissimi vini coresi hanno guadagnato la denominazione IGT Lazio.

Il prosciutto al vino di Cori è un piatto unico della tradizione corese. Un coscio di maiale viene avvolto nel fieno di erba medica, aromatizzato con salvia e rosmarino e cotto nel vino bianco di Cori. Una specialità sicuramente da provare.

Anche il pane di Cori, rigorosamente fatto in casa, vanta una fama non indifferente. Una variante interessante è la “pizza frella”,  uno sfilatino lungo e stretto, morbido all’interno.

Altri piatti tradizionali sono la minestra cóllo pane sotto”: un minestrone preparato con verdure ed erbe spontanee, versato sul pane raffermo e lasciato raffreddare fino ad assumere una consistenza compatta; la polenta; l’abbacchio; il maiale al forno; il coniglio alla cacciatora; le erbe spontanee; ciambelle e bastoncini al vino; i mostaccioli (tozzetti con mandorle e noci); torte di ricotta.

EVENTI E FOLCLORE

Due eventi sono particolarmente importanti a Cori: la festa della Madonna del Soccorso ed il carosello storico dei rioni.                   La prima si festeggia ogni seconda domenica di maggio ed ha la durata di tre giorni. La domenica ha luogo la processione in commemorazione della Madonna del Soccorso, patrona della città.

Il carosello storico dei rioni, invece, si svolge due volte all’anno: l’ultima domenica di giugno (in diurna) e l’ultimo sabato di luglio (in notturna). Durante il palio, i cavalieri delle tre porte (rioni), Signina, Ninfina e Romana si sfidano in una corsa all’anello. Il tutto contornato da una sfilata in costumi del Cinquecento. Altro evento importante, durante questa festa, è il giuramento dei priori: le più alte cariche della Cori cinquecentesca si radunano in piazza S. Oliva, dove i priori, ossia gli amministratori delle tre porte, giurano fedeltà alla propria porta e allo statuto comunale.

Per chi volesse respirare aria del passato, nella tranquillità di una piccola cittadina in collina e gustare piatti derivanti da secoli di tradizione e prodotti genuini, Cori è sicuramente una tappa molto interessante che vi potrà stupire ed affascinare con la sua storia millenaria.

Fonti: http://www.comune.cori.lt.it/home.html; https://it.wikipedia.org/wiki/Cori; www.treccani.it; http://www.mariadinazareth.it/apparizione%20cori.htm; http://www.scoprirecori.it/home/

Vista Cori
Vista Cori
Tempio d'Ercole
Tempio d’Ercole