GAETA

Ti piacerebbe immergerti in un mare cristallino, visitare monumenti risalenti all’epoca medioevale ed ammirare vedute mozzafiato??

In questo articolo ti guideremo in uno dei più incantevoli borghi medioevali del Lazio. Gaeta, bandiera blu nel mediterraneo, parco regionale riviera di Ulisse, ai piedi dei Monti Aurunci, luogo in cui il cielo si fonde con un mare limpido.

LA STORIA

La storia di Gaeta è avvolta nel mito e nella leggenda. Qui infatti, secondo Virgilio, Enea trovò riposo, si rifocillò e vi seppellì la nutrice Cajeta.  Anche Ulisse ormeggiò le sue navi in questo mare, si rifornì d’acqua, per poi continuare il suo viaggio a Terracina, ove seppellì l’amico Elpènore, fino ad arrivare al Circeo, dove visse anni d’amore e d’oblio con la Maga Circe.

Gaeta è legata al turismo da circa duemila anni, essendo stata una meta estiva della nobiltà Romana. Dopo la caduta di Roma seguirono le invasioni dei popoli barbari e le scorrerie dei Saraceni che distrussero e depredarono tutte le terre circostanti, ad eccezione del “Castrum”(residenza delle truppe romane a guardia della frontiera), il quale, chiuso tra le sue mura, si salvò, crebbe di importanza e divenne un punto di riferimento per tutta l’area.

L’epoca medievale non è stata meno ricca di vicende: le terre che vanno da Fondi al Garigliano ricaddero sotto l’influenza del ducato di Gaeta, del Regno di Napoli e dei ducati di Fondi e Traetto.

Negli anni seguenti, la repubblica marinara di Gaeta ebbe una grande importanza: coniò una propria moneta, lasciò leggi scritte, commerciò a lungo e subì numerosi assedi.L’agglomerato urbano divenne una piccola roccaforte e fu dotata di turriti, castelli e mura di difesa. Sorsero numerose chiese.

In quest’area, tra Formia e Gaeta, si compì il tragico episodio che concluse la conquista del sud d’Italia: tra il novembre 1860 e l’11 febbraio 1861, Gaeta, divenuta ultima capitale del morente regno di Napoli, alla presenza di re Francesco II con la regina Sofia di Baviera, fu assediata dai piemontesi.

COSA VEDERE

LE SPIAGGE

Dieci chilometri di costa, da Gaeta a Sperlonga, con spiagge che si alternano a punte rocciose, tutto ciò fa si che questi luoghi rientrino tra i più belli in assoluto lungo tutta la nostra penisola.

A seguire, troverete le spiagge che meritano sicuramente di essere visitate:

La spiaggia di Serapo, dalla fine sabbia dorata, è la principale di Gaeta.Chiusa a sud dal Monte Orlando e a nord dal promontorio parallelo, dove sono presenti altre insenature, viene considerata “la spiaggia dei cittadini”, vicina al centro della citta e al borgo medievale ed è  frequentata da molti turisti e famiglie del posto;

La spiaggia di Fontania, scelta come dimora dal console romano Gneo Fonteo, ancora oggi presenta i resti della maestosa villa romana. Meta ambita, oltre che dagli appassionati di archeologia, anche dagli amanti dello snorkeling e delle immersioni. Il fondale infatti ospita numerose specie marine: molluschi, seppie, granchi e ostriche;

La spiaggia dei 40 Remi, raggiungibile soltanto a nuoto o con un’imbarcazione, il cui nome richiama appunto il numero di remate necessario a raggiungerla.La zona è caratterizzata da due grotte importanti, il Pozzo del diavolo, che si apre all’improvviso nella roccia per una lunghezza di 50 metri e la Tana dei Copertoni, dove si trovano due pneumatici incastrati nella cavità da tempo immemore;

La spiaggia dell’Ariana, dove sabbia sottile e mare cristallino hanno fatto ottenere più volte la bandiera blu a questo tratto di costa. Distante dal centro urbano e protetta dal vento grazie alle colline circostanti, è ideale per trascorrere una giornata in pieno relax;

– La spiaggia dell’Arenuta o anche la spiaggia dei 300 gradini. Una volta arrivati, rimarrete soddisfatti dei gradini percorsi poiché vi troverete ad ammirare un piccolo angolo di paradiso, lontani dalla folla, immersi nella macchia mediterranea. La spiaggia dei Trecento Gradini è quasi intatta, completamente protetta dalla roccia e dagli alberi e chiusa tra le due estremità di un piccolo golfo;

La spiaggia di San Vito, dove è ancora possibile nuotare in acque limpide, esplorare grotte marine e calette isolate. L’accesso è sfortunatamente riservato solo tramite le strutture turistiche presenti sul posto.

La spiaggia di Sant’Agostino, caratterizzata dalla presenza del monte Moneta, meta per gli appassionati di free climbing. Spettacolari cadute rocciose ed un mare blu intenso incorniciano questa spiaggia.

grotta-del-turcoLA MONTAGNA SPACCATA

Leggenda vuole che, nel momento della crocifissione di Gesù, un terremoto spaccò questa montagna in due. Un saraceno attraccato nella grotta sottostante la montagna (raggiungibile dopo una lunga scalinata), il quale non credeva all’origine della montagna, appoggiando la mano sulla roccia vide imprimersi la sua impronta sulla parete del sentiero che porta fuori la spaccatura. La mano è ancora visibile lungo il sentiero all’interno della spaccatura, dove è presente anche una piccola chiesetta, la Cappella del Crocifisso, dalla quale si può godere di un suggestivo affaccio sul mare e sulle Gaeta, falesie che lo sovrastano.

Qui si trova il Santuario della SS.ma Trinità di Gaeta, detto anche della Montagna Spaccata, il quale sorge sul pendio di monte Orlando nell’estremità sud occidentale del promontorio, oggi Parco naturale urbano. La chiesa della Santissima Trinità fu edificata nel XI secolo.

A sinistra della chiesa vi è la discesa alla fenditura della Grotta del Turco. La visita alla Grotta del Turco è a pagamento e consente, attraverso una scalinata con circa 300 gradini, di scendere sino al livello del mare per godere degli splendidi riflessi verdi e turchesi. Guardando verso l’alto si può ammirare la spettacolarità dell’intera grotta.

La Grotta del Turco è stata così denominata in quanto, nel IX secolo d.C., ai tempi del Ducato di Gaeta, le navi dei saraceni trovavano rifugio tra le fenditure di questo strategico promontorio, pronti ad attaccare di sorpresa le navi in transito, al fine di depredarle dei loro carichi.

tempio-di-san-francescoTEMPIO DI SAN FRANCESCO

Nell 1222 fu il santo stesso a fondare il convento, finanziato dal Re Carlo II d’Angiò, il quale fu molto legato all’ ordine francescano. I lavori della monumentale Chiesa gotica terminarono nel corso XIV secolo. Presentava una grande navata centrale, coperta da sei campate coperte a volte ed un presbiterio quadrato.

Con l’invasione napoleonica, la Chiesa, ormai arricchita da numerose opere d’arte, venne requisita e cadde in rovina dopo la soppressione di tutti gli ordini religiosi (1809). Non bastò neanche il restauro del 1854 affidato all’architetto G. Guarinelli a ridare vita al luogo di culto di Gaeta.

Nel 1860-61 Gaeta fu palcoscenico dell’ultimo episodio dei combattimenti

tra l’esercito del Regno delle Due Sicilie e quello del Regno Di Sardegna, il quale portò alla proclamazione del Regno d’Italia. L’assedio del 1860 portò non pochi danni al monumento dedicato al santo. Dieci anni dopo il governo italiano si occupò dei nuovi lavori di restauro. Nel 1927 la struttura fu affidata ai salesiani, i quali vi hanno tenuto una comunità fino a non molto tempo fa. Durante la II guerra mondiale fu nuovamente danneggiata, e restaurata tra il 1951 e il 1952. La chiesa è rimasta aperta anche dopo la rinuncia dei salesiani, grazie a un gruppo di volontari.Si accede alla chiesa da una scalinata monumentale con al centro la statua della Religione.

BASILICA CATTEDRALE DI GAETA

La Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta è il più importante luogo di culto di Gaeta.L’attuale edificio venne costruito nel 1213, dai resti di una chiesa precedente devastata da un forte sisma che interessò i Monti Aurunci.Il 24 novembre 2003, con una delibera del comune di Gaeta, che fino ad allora ne deteneva la proprietà, la cattedrale venne donata gratuitamente all’arcidiocesi.A partire dal 2008, la cattedrale è stata soggetta ad un importante intervento di consolidamento e di radicale alterazione dell’aspetto interno: sono state riportate alla luce alcune delle antiche colonne poste nei pilastri tra la navata centrale e le navate laterali, è stata realizzata una nuova pavimentazione in marmi policromi con elementi in stile neo-cosmatesco e riorganizzato l’intero assetto del presbiterio utilizzando elementi di varie epoche e caratteristiche, tra cui alcune formelle scolpite a bassorilievo già nella ex chiesa di Santa Lucia e probabilmente, in origine, parte del pulpito della cattedrale. La Cattedrale è stata riaperta al culto e riconsacrata dall’arcivescovo Fabio Bernardo D’onorio il 27 settembre 2014.

SANTUARIO DELLA SANTISSIMA DELL’ANNUNZIATA

Il Santuario dell’Annunziata, fondato nel 1320, comprende un complesso ospedaliero, un orfanatrofio e la Chiesa. 50 metri di lunghezza 20 di lunghezza, la chiesa Dell’Annunziata fu consacrata nel 1354.

Originalmente in stile gotico, nel 1600 lo stabilimento subì una radicale trasformazione. Il progetto fu seguito dall’ architetto Andrea Lazzari che lo trasformò in stile Barocco, arricchendolo di numerose opere d’ arte.

Degno di nota è l’organo, il più antico attribuibile all’Organaro della Regia Cappella di Napoli Giuseppe de Martino e realizzato tra il 1685 ed il 1689; La cassa “serliana”, che fu disegnata dal Regio Architetto Dionisio Làzzari richiamando la facciata di S. Maria del Faro a Napoli (1682);

La cappella dell’Immacolata Concezione detta anche “Cappella d’Oro” o “Grotta d’Oro”. Può essere definita una piccola Cappella Sistina dell’Italia Meridionale, grazie alla ricca decorazione interna, soprattutto il soffitto (una volta a botte con cassettoni dorati) e le cornici dei quadri che ricoprono completamente le pareti della cappella.

Si tratta di un ricchissimo ambiente rinascimentale nel quale Pio IX meditò il dogma dell’Immacolata Concezione e Giovanni Paolo II sostò in preghiera nel 1989. Alle pareti si trovano 19 tavole del Criscuolo (1531) che la rivestono interamente, inserite entro cornici intagliate e dorate suddivise da pilastrini a candelabre; sull’altare, Immacolata, tela di Scipione Pulzone.

CASTELLO ANGIOINO-ARAGONESE

Il castello angioino-aragonense è situato nel centro storico di Gaeta. Si pensa sia stato costruito nel VI secolo durante la Guerra dei Goti. La struttura che oggi ammiriamo, grande circa 14.100 m², è detta castello angioino-aragonese perché è composta da due edifici comunicanti realizzati in due momenti storici diversi, uno più in basso detto “angioino”, realizzato durante la dominazione francese degli angioini e uno più in alto detto “aragonese”, fatto costruire dall’imperatore Carlo V insieme a tutte le altre opere di difesa militare che andarono a rafforzare la piazzaforte di Gaeta.

COSA MANGIRE

Grazie all’esportazione dal porto di Gaeta, è divenuta famosa in tutto il mondo l’oliva Itrana o meglio conosciuta come “Oliva di Gaeta”. La maggior parte della produzione viene effettuata ancora nella zona circostante Gaeta, dove il terreno gode della brezza marina. Caratteristiche che la contraddistinguono sono il suo colore violaceo e il suo sapore intenso tendente all’ amarognolo. Il suo utilizzo è molteplice: consumate da sole oppure eccellenti per arricchire qualsiasi sugo, in particolare di pesce, di cui la città pontina abbonda.

Infatti, primi fra tutti, sono consigliati in qualsiasi ristorante i piatti a base di pesce, preparati appunto utilizzando un prodotto assolutamente fresco proveniente ogni mattina direttamente dal porto, distante pochi chilometri dal centro.

Piatto degno di nota è la Tiella di Gaeta, attualmente inserita nell’elenco dei prodotti tradizionali della Regione Lazio. Per secolare tradizione, la Tiella permetteva a contadini e pescatori di avere un pasto completo che si conservasse anche per alcuni giorni. Leggenda vuole che Ferdinando IV di Borbone ne fosse un grande estimatore e alcuni sostengono che ne fu proprio l’ideatore: il sovrano nei suoi soggiorni a Gaeta era solito confondersi con gli abitanti del borgo marinaro e contadino, posto fuori le mura ed ammirava l’abilità con la quale le massaie preparavano la pizza. Fu a quel punto che iniziò ad elaborare il doppio strato di pasta con il ripieno di pesce o verdura, la Tiella appunto. Una Tiella ad hoc è umida nel ripieno, morbida ma non inzuppata nella pasta esterna, che deve essere sottile e ben cotta. Numerose sono le varianti: può essere ripiena di pesce, verdure o formaggi.

Fonti

http://www.prolocogaeta.it

https://it.wikipedia.org

http://www.gaeta.in

http://www.comune.gaeta.lt.it